Una nuova politica economico - sociale - A.Teso - 28-06-04


La crisi dei giorni nostri e le sue cause, era facilmente prevedibile


Ecco cosa diceva Teso già nel 2004 - Fondazione Liberal

Nelle elezioni amministrative di Domenica, il Centrodestra e FI hanno ricevuto altri segnali non particolarmente positivi. Gianfranco Fini aveva già dichiarato « Alleanza nazionale invita il presidente
del Consiglio a farsi concretamente, sollecitamente garante di una nuova
politica economico -
sociale.
Occorre partire dalla condizione reale della finanza pubblica e, dopo il dialogo con le parti sociali, presentare un Dpef che segni una significativa correzione di rotta e imprima un'accelerazione dell'esecutivo ».

Sono d'accordo con lui che qualcosa d'importante si deve fare e non solo col Governo nazionale. Ma alcuni esponenti del suo partito, in buona compagnia con altri della coalizione, esprimono posizioni
che non mi pare riconducano al programma col quale gli italiani hanno dato fiducia al Centrodestra

Vediamo la situazione: l'Europa è strutturalmente in declino. Lo ripeto da anni, contestando puntualmente quanti continuavano a ripetere ogni tre mesi " fra sei mesi partirà la ripresa ".
La storia ci dice cosa invece è accaduto ed accade. Oltre 10 milioni di disoccupati strutturali in
Europa (soprattutto Francia e Germania). Oltre 5 miliardi di persone al mondo che lavorano, hanno organizzazioni dell'economia e quant'altro molto diverse dai 350 milioni di persone della "vecchia Europa". Con Cina, USA, India e molti altri che aumentano a tassi elevati il loro tenore di vita.

E ricordo a chi vuole a tutti i costi parlare male dell'Italia, che il nostro Paese, con i suoi 57 milioni
di abitanti è quello che sta meglio in Europa: ha un deficit del bilancio dello Stato inferiore a molti altri
e non ha sostanzialmente disoccupati (quelli veri).
Cosa hanno di meglio le Nazioni in forte sviluppo? Hanno persone con la convinzione e la volontà di lavorare bene, hanno meno burocrazia frenante e pagano meno tasse. Ricorderei, anche, che hanno centrali nucleari, ormai ecologicamente perfette, una politica monetaria meno drammatica di quella
fatta per il nostro €uro ed un sistema pensionistico-assistenziale d'impianto più liberale.

Quindi se per nuova politica economico - sociale s' intende ricordare la necessità di lavorare bene, attraverso un sistema di liberalizzazione dei rapporti di lavoro (in Italia si assume ancora "a vita"), eliminando politiche che ricordano le fallimentari 35 ore francesi, far si che i burocrati-politici di Bruxelles (ben imitati da tanti Italiani) smettano di regolamentare la dimensione delle banane e tagliare pezzi dello Stato come la politica di "sussidiarietà" tanto conclamata vorrebbe, l’industria che compete sui mercati mondiali si troverà d'accordo con Fini nel sollecitare energicamente il rilancio di tale politica. Il che non sarebbe altro che pretendere una più incisiva realizzazione del programma presentato agli elettori. Altrimenti l’ industria italiana ed europea e con lei l’occupazione ed il benessere, non potranno che vedere aumentare progressivamente il distacco dalla crescita del resto del mondo.

Ho il timore che vari esponenti presenti nella coalizione intendano ben altro e che i nuovi vertici di Confindustria, giustamente desiderosi di collaborazione sociale e di qualche contropartita corporativa, stiano studiando come unirsi al coro di chi prevarrà nel rimescolamento atteso, per unirsi al coro.

Una memo di politica locale per FI, che ha ottenuto le più significative perdite della coalizione: non è che abbia pesato, nelle perdite, la mancanza di dirigenti locali, con reali radici sul territorio, senza doppi o tripli incarichi ed all'altezza dei programmi? Mi pare che l'intervista al Corriere di oggi di Formigoni renda bene l'idea di quanto devono fare.

       Adriano Teso 


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