L'agricoltura non fermi il commercio



Per non sprecare la grande occasione del Doha Round


È
dedicato ad una analisi dell'impatto negativo della politica agricola europea sui processi di liberalizzazione degli scambi, il settantesimo Focus dell'Istituto Bruno Leoni: "L'agricoltura non fermi
il commercio", di Andrea Giuricin, Fellow di IBL. 

Ogni cittadino europeo versa all'incirca 230 euro l'anno all'Unione Europea. Il problema, sostiene
Giuricin, "non è dunque la quantità di denaro versata dal contribuente (% del reddito medio), ma piuttosto come è distribuita la spesa". "La previsione di budget dell'Unione per il 2008 vede per la
prima volta il superamento delle spese per la coesione e la competitività sulle spese per l'agricoltura,
ma più di 50 miliardi di euro oggi vengono ancora allocati per proteggere l'agricoltura dalla concorrenza internazionale".

Dice Alberto Mingardi, direttore generale di IBL: "La politica agricola europea è un triplice scandalo. È uno scandalo perché danneggia direttamente i Paesi in via di sviluppo, drogando il mercato agricolo in modo da rendere i prezzi europei artificiosamente bassi. È uno scandalo perché si basa su una gestione politica delle derrate, separando la produzione dalla domanda. Ed è uno scandalo perché l'allocazione dei fondi avviene in base al peso relativo degli agricoltori, come clientela e gruppo di pressione, nei diversi Stati membri. Come suggerisce Giuricin, rimuovere sussidi ed ostacoli alla libera circolazione dei prodotti agricoli, è il primo necessario passo perché l'Europa e l'Occidente tornino ad essere interpreti credibili della libertà degli scambi".


L'agricoltura non fermi il commercio - Andrea Giuricin- IBL - 24-09-07


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