Per crescere, bisogna abbandonare lo statalismo - A.Teso


IBL - 2004

Ieri Gianfranco Fini ha dichiarato: «Alleanza nazionale invita il presidente del Consiglio a farsi concretamente, sollecitamente garante di una nuova politica economico-sociale. Occorre partire dalla condizione reale della finanza pubblica e, dopo il dialogo con le parti sociali, presentare un Dpef che segni una significativa correzione di rotta e imprima un'accelerazione dell'esecutivo».

Sono d'accordo con lui che qualcosa si deve fare. Non so se però se sarò d'accordo nelle cose da fare, per quanto lasciano intendere alcuni ministri o esponenti di Alleanza Nazionale.

L'Europa è strutturalmente in declino. Lo ripeto da anni, contestando puntualmente quanti continuavano a ripetere ogni tre mesi: "fra sei mesi partirà la ripresa". La storia ci dice cosa invece è accaduto e tutt'ora accade. Oltre 10 milioni di disoccupati strutturali in Europa (soprattutto Francia e Germania). Oltre 5 miliardi di persone al mondo lavorano ed hanno organizzazioni dell'economia e quant'altro molto diverse dai 350 milioni di persone della "vecchia Europa". Cina, USA, India e molti altri aumentano a tassi elevati il loro tenore di vita.

E ricordo a chi vuole a tutti i costi parlare male dell'Italia, che il nostro Paese, con i suoi 57 milioni di abitanti, è quello che sta meglio in Europa: ha un deficit del bilancio dello Stato inferiore a molti altri e non ha sostanzialmente disoccupati (quelli veri).

Cosa hanno di meglio le nazioni in forte sviluppo?

Hanno persone con il desiderio di lavorare bene, hanno meno burocrazia frenante e pagano meno tasse. Ricorderei anche che hanno centrali nucleari, ormai ecologicamente perfette, una politica monetaria meno drammatica di quella fatta per il nostro Euro ed un sistema pensionistico-assistenziale di impianto più liberale.

Quindi se per nuova politica economico-sociale si intende ridare desiderio di lavorare bene, attraverso un sistema di liberalizzazione dei rapporti di lavoro (in Italia si assume ancora "a vita") , far sì che i burocrati-politici di Bruxelles (ben imitati da tanti italiani) smettano di regolamentare la dimensione delle banane, e incomincino a tagliare pezzi dello Stato come la politica di "sussidiarietà " tanto conclamata vorrebbe, mi troverò d'accordo con Fini nel sollecitare energicamente una nuova politica diffatta. Ho il timore che i suoi intendano ben altro e che i nuovi vertici di Confindustria, giustamente desiderosi di collaborazione sociale e di qualche contropartita corporativa, si uniranno al coro.


       Adriano Teso 


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