Quando la creatività fa male all'economia - A.Teso


IBL - 28-10-05

L’economia è una cosa seria. È quella cosa che ci permette di vivere decorosamente. È l’agricoltura, l’industria, i servizi e quella parte necessaria e produttiva dei servizi pubblici. È cioè quella parte della nazione che ogni giorno ci fornisce ciò di cui abbiamo bisogno per le nostre esigenze fondamentali e per avere il tempo necessario a coltivare al meglio la nostra cultura e le nostre passioni.

In tutto questo la tassazione gioca un ruolo importante. Taluni sistemi di tassazione determinano in maniera assai significativa sviluppo delle attività produttive, fino – in qualche caso – a non renderle più convenienti.

Inoltre, perché un’economia possa crescere e svilupparsi, è necessario che gli imprenditori possano pianificare scelte ed investimenti, e per questa pianificazione è necessario significa analizzare i mercati, prevedere i consumi, progettare e realizzare nuovi prodotti ed impianti, trovare risorse finanziarie e soci, risparmiatori e banche che investano. 

Perché tutto ciò diventi realtà, occorre avere programmi di almeno 5-10 anni. E se così non si facesse, ci troveremmo rapidamente senza beni di consumo e nella povertà più assoluta, semplicemente perché nessuno si è preoccupato di pianificare la produzione di quanto vi serve ogni giorno.

La stabilità della tassazione è, allora, un elemento fondamentale per lo sviluppo di un’economia. Le maggiori nazioni al mondo hanno legislazioni fiscali stabili da decenni e l’intervento dei governi avviene quasi esclusivamente per ritoccare le aliquote e, non già per stravolgere il sistema. Negli altri paesi si legifera in materia fiscale solo per meglio precisare le cose, nella convinzione che una legislazione stabile aiuti l’imprenditore e, in realtà, ogni cittadino a programmare le proprie attività. Negli altri paesi, per giunta, non vi sono tasse come le nostre marche da bollo ed altre amenità del genere.

Impostate le cose in maniera più semplice e razionale, l’economia ed il cittadino sanno come possono e devono comportarsi e quali decisioni sono loro utili.

Da noi, invece, in occasione di ogni finanziaria si stravolge tutto e, talora, ciò avviene anche nel corso dell’anno. Basta leggere le preoccupanti cronache parlamentari di questi giorni. Pochi sembrano avvedersi che una tassa sugli SMS può far crollare consumi e quindi aziende, che una tassa sul capital gain può improvvisamente far mancare denaro all’industria, che una tassa sugl'immobili può far cessare di costruire o far schizzare i prezzi in alto e sconvolgere un intero mercato.

La tassazione ha fondamentalmente due obiettivi: procurare risorse pubbliche allo Stato per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali ed orientare i comportamenti. Ma c’è da chiedersi quanto sia corretto che gli uomini politici interferiscano, con lo strumento fiscale, nelle nostre scelte private.

Per raccogliere le risorse necessarie al funzionamento del settore pubblico, in realtà, può bastare un’imposta: sul reddito, oppure sui consumi. Altre attività sussidiarie come rifiuti, strade ed altri servizi dovrebbero semplicemente essere fatturate a consumo, perdendo ogni loro caratterizzazione fiscale anche a seguito di un’apertura di tali settori alla concorrenza di soggetti privati.

Faccio fatica a comprendere come ciò non possa essere capito dai nostri politici di destra e sinistra. Troppa trasparenza nella tassazione porterebbe certo ad una più facile valutazione dell’operato della pubblica amministrazione. È forse questo che si vuole ottenere? O semplicemente ogni volta ci sono amici e nemici da premiare o da punire? E i “guru “ della politica economica dove sono?

E poi ci meravigliamo se siamo il fanalino di coda della UE e l’economia va sempre peggio...


      Adriano Teso 


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