Imprenditori e professionisti della politica - A.Teso


Corriere della Sera - 12-10-1994

LETTERE E IDEE

sulle prime proposte di legge sul conflitto di interesse o blind trust

Leggendo le prime proposte per una legge sul conflitto di interessi (blind trust) ho constatato che anch'io, imprenditore di una media industria, dovrei adottare tali norme. Cio' mi porterebbe a creare gravi problemi gestionali alla mia azienda (300 miliardi di fatturato) o lasciare la politica. Leggi che limitano cosi' fortemente le liberta' dei cittadini mi sembrano una stupidaggine. Fra le varie cose che sono mancate alla precedente vita politica, quella dei "professionisti della politica", vi e' la cultura di impresa e l' esperienza manageriale. E chi puo' portare cio' se non imprenditori, possibilmente internazionali, che hanno ben operato nel loro mestiere? Le proposte che si stanno facendo per il "blind trust" impediranno proprio questo. Privando alcuni cittadini del diritto di fare politica e il Paese di esperienze molto significative. Personalmente potrei tornarmene a casa a curare piu' da vicino le mie attivita' , e con me molti autorevoli amici e colleghi. Ma, a mio avviso, lo Stato ci perderebbe. E allora come risolvere i conflitti d' interesse di chi fa amministrazione pubblica, e cioe' : come non prendere decisioni (pubbliche) che favoriscono i propri interessi (privati)?

La soluzione e' semplice e gia' applicata in economia, nei consigli di amministrazione, in non poche pubbliche amministrazioni: quando colui che partecipa a una decisione identifica nella decisione presa un vantaggio per se', deve astenersi dal votarla e lasciare che siano altri a decidere. Il problema e', pero', il "peso" del vantaggio; occorre identificarlo, definirlo. Altrimenti si potrebbe arrivare all'assurdo di affermare che decidendo i parlamentari una riduzione di imposte ed essendo anche loro cittadini che beneficiano di tale decisione, non potrebbero mai prendere decisioni del genere. Io preferisco che gli interessi del pubblico amministratore, Berlusconi compreso, siano ben visibili, che lui ne sia pienamente coinvolto e che quando dovesse partecipare ad importanti decisioni che possano favorire i suoi interessi, lasci che siano altri a decidere, astenendosi dal votare. Organi dello Stato, concorrenti, stampa e, non ultimi, circa mille parlamentari vigilano su tutto cio'.

Le leggi gia' esistono e le sanzioni anche. Si potranno certamente perfezionare, ma attenzione a che il rimedio non sia peggiore del possibile rischio. Attenzione, cioe', a non tornare ad avere unicamente professionisti della politica. Non vanno comunque dimenticati i conflitti di interessi di industriali editori, di banchieri imprenditori e soprattutto che alcune imprese facevano bene i loro interessi senza avere amministratori al governo e che non pochi governanti facevano altrettanto senza possedere imprese.


       Adriano Teso  


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