Pressione fiscale al 78% e non è uno scherzo - A.Teso - 4-01-09


Come sappiamo, la pressione dichiarata dalle fonti ufficiali è su un PIL corretto, cioè su un PIL che comprende anche l’evasione fiscale. Ma dato che le tasse si pagano non su quanto viene evaso, la pressione fiscale reale, su chi paga le tasse, è molto più alta di quella dichiarata e cioè ben oltre il 50%.
 
L’elevata pressione fiscale è uno dei principali mali che stanno portando al declino la vecchia Europa
e soprattutto l’Italia. Vantiamo il triste primato nelle economie occidentali e forse mondiali.
Le tante imposte che paghiamo non sono altro che il risultato della necessità dello Stato di coprire
un' infinità di stipendi non produttivi e di sprechi.
 
E stipendi non produttivi non vogliono dire solamente stipendi a chi non lavora, ma anche a chi, pur lavorando tanto, non produce cose utili ( quello che oggi alcuni Ministri chiamano giustamente non LAVORO VERO ). E nella Pubblica Amministrazione, chi lavora e non realizza utilità, produce danni e rallentamenti all’economia reale. Cioè rallentamenti costosi a chi crea agricoltura, industria e servizi che il cittadino compra ogni giorno e per i quali è disposto a pagare, scegliendo il prodotto migliore al costo più basso. Rallentamenti che bloccano lo sviluppo di nuove imprese. Molti sono gli stranieri che non investono in Italia, perché spaventati dalla nostra burocrazia paralizzante e dalle lentezze giudiziarie.
In Inghilterra con meno di 100 sterline si apre un’impresa via internet in mezz'ora, in Germania in pochi giorni, senza autorizzazioni preventive, ma solo con controlli successivi e procedure agevoli e note. Federchimica aveva inventariato un centinaio di adempimenti e mesi, se non anni, di trafile burocratiche per iniziare a lavorare.
 
Capisco che il povero Ministro Tremonti abbia difficoltà ad abbassare le tasse. Deve barcamenarsi
fra cali produttivi del 20%, con relativa diminuzione del gettito, un aumento della spesa per gli ammortizzatori sociali, alle quali cose si è sommato il terremoto, una crisi mondiale senza precedenti e l’eredità di un debito pubblico enorme, fatto dalla politica dei trent’anni precedenti il suo arrivo. Ed il futuro non è roseo: la spesa pubblica aumenta a ritmi di oltre il 10 % all’anno, malgrado il forte calo degli interessi passivi. Sarà un disastro quando i tassi di interesse ritorneranno a livelli normali.
 
Ma se questo Governo non imbocca con decisione la strada dello smagrimento della pubblica amministrazione (ad esempio, l'abolizione delle province, la diminuzione dei Parlamentari, la soppressione dei tanti uffici e delle tante procedure inutili, la cessazione di trasferimenti alle amministrazioni locali sprecone) e del funzionamento della sussidiarietà e del mercato, sarà probabile il nostro definitivo declino.
 
Vorrei ricordare però anche un qualcosa sulla quale in pochi si soffermano e che rispunta ogni tanto demagogicamente con la “ maggiore tassazione per i ricchi ”.
 
Pare che io faccia parte di tale categoria guadagnando più di 500.000 euro l’anno.
 
Proviamo a fare due conti. Io li guadagno facendo impresa e la pressione fiscale sul reddito che produco, fra IRES, IRAP e spese non deducibili è mediamente del 62%. Poi devo incassare il dividendo, sul quale pago un ulteriore 18,6 % e con quanto mi rimane compero beni sui quali pago il 20% di IVA.
Ci aggiungiamo approssimativamente 3 punti fra tasse automobilistiche, ICI e altre imposizioni comunali, bolli, tasse su benzina e assicurazioni? Fatta la somma, a scalare naturalmente, ne esce una pressione fiscale del 78%. Con tali tassazioni come fa un imprenditore, e questi conti valgono anche per le piccole imprese, a finanziare nuovi investimenti necessari allo sviluppo, quando i concorrenti esteri pagano quasi la metà?
 
Le cose non vanno meglio neanche per i Dirigenti, che arrivano anche loro a un bel 72%. Infatti ricavano solamente un netto del 36% rispetto al costo che sopporta l’impresa. E non si possono considerare un risparmio nemmeno i versamenti previdenziali, andando essi a pagare una pensione a chi ha smesso di lavorare. E poi si aggiungono IVA e tasse varie, come per tutti, oltre ad un minimo di costi personali per lavorare.
 
Non c’è Paese al mondo con tali oneri. E le soluzioni per un migliore assetto e sviluppo della Nazione ci sono. Basta volere attuarle.
 
  
Adriano Teso



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