Bene, tassiamo le rendite. Ma esistono le rendite? - A.Teso - 9-1-10


Il prof. Boeri ha scritto su La Repubblica del 3 un’interessante illustrazione sulla sua filosofia fiscale, apparentemente stile Robin Hood populistico, dimenticandosi forse di fare una piccola analisi tecnica sulla reale situazione. Gli ho ricordato pressioni fiscali del 78% (ma ancora più elevate per piccoli imprenditori che hanno possessi azionari superiori al 25%). Speriamo ne tenga conto per i suoi futuri suggerimenti di politica fiscale ed economica a Tremonti.

Io vorrei ora cercare di farmi spiegare come posso diventare un ”rentier”. Infatti, con i miei risparmi, con una decorosa esperienza industriale, economica e finanziaria, non riesco a trovare investimenti dove non ci sia da faticare e ovviamente rischiare non poco. Qualcuno vuol darmi un qualche suggerimento? In un mondo globalizzato, aperto, liberale, in concorrenza, le rendite esistono? Proviamo a prendere in considerazione i classici tipi di reddito considerati da certi “rendite”, in modo da aiutare chi le vuole tassare, a individuarle e a gravarle in modo ancora più pesante.

Un classico: Titoli di Stato. Avete mai provato a calcolare la reale tassazione su tale tipologia di reddito? Sul reddito in termini reali si “paga” oltre il 70% Interesse classico di un titolo con reddito del
5 %, in momenti di inflazione altrettanto classica del 3%. Ma per lustri vi sono stati redditi reali negativi, con tasse sull’inflazione e perdita del potere di acquisto dei propri risparmi. Bond con tassi superiori?
I maggiori tassi compensano normalmente e malamente il rischio. Argentina o Lehman Brothers vi dicono qualcosa?

Un altro classico: gli immobili ed i relativi affitti. Avete mai provato a costruire o ad acquistare, a vendere o affittare e gestire? Sapete che anche gli immobili si degradano e se non si fanno manutenzioni costose alla fine valgono zero? Quando va bene generano redditi di percentuali infime, se non addirittura perdite.

Allora tassiamo la Borsa e le Azioni. Bravi! Ma le aziende per esistere iniziano e si sviluppano solamente se qualcuno ci mette dei capitali e la Borsa è il sistema più democratico e partecipativo che esista. Non è un caso che tale tipo di investimento si chiami “capitale di rischio”. E trovare aziende che vincano è uno dei lavori più difficili che esistano.

Tutto il resto che conosco, perlomeno se si fa parte del mondo industrializzato, è duro lavoro, capacità superiori, impegno e rischio, grazie alle quali il mondo e il benessere sociale vanno avanti. A meno che non si posseggano giacimenti petroliferi – neanche più le miniere di diamanti sono una rendita - o non si sia in nicchie clientelari protette e finanziate dagli stati. Ma allora le soluzioni sono ben altre.



Adriano Teso



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