Ora anche le grandi aziende chiudono e dichiarano che l'Italia non è competitiva - A.Teso - 2-02-10



Non chiudono solamente le piccole aziende, le botteghe, gli artigiani e i professionisti. Continuano a chiudere anche le grandi aziende, dall’alluminio a vari impianti petroliferi, dall’auto a industrie chimiche multinazionali. E aldilà dei commenti giornalistici e di politici sul singolo caso e tatticamente strumentali, inizia chiaramente a emergere – taluni lo dichiarano apertamente - che vanno a produrre in altre parti
del mondo perché l’Italia non è più da tempo competitiva. Ma a ruota c’è anche la vecchia Europa. Troppo statalismo, improduttività del sistema, tasse.

E la disoccupazione aumenta senza alcuna prospettiva di recupero. Il gioco del domino vale sopratutto nell’economia reale.
Non resta che ricordare cose che da anni avrebbero potuto essere realizzate:

Disoccupazione. Una politica di sviluppo contro interventi tampone - A.Teso - Libertiamo - 29-01-10

I 20 interventi strutturali per lo sviluppo dell’Economia - 12-2009

Non possiamo che augurarci che le classi dirigenti convergano meno sugli interessi particolari e si occupino di più degli interessi di tutti gli Italiani, sopratutto se disoccupati o assunti per lavori improduttivi. E che i politici facciano senza tentennamenti la loro parte, iniziando finalmente a tagliare tutte le spese pubbliche improduttive ( basta vedere gli esempi in Malversazioni con Amministrazione Pubblica e SPRECHI E STATALISMI ) ed abbassare le tasse, anche e sopratutto in momenti di grandi difficoltà.
Senza una minore pressione fiscale altre aziende chiuderanno o se ne andranno.



Adriano Teso



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