Borse, Finanza ed Economia - A.Teso- 15-06-08


Nulla d’imprevedibile è accaduto negli ultimi dodici mesi e nulla sta tuttora accadendo. Credo che, purtroppo, ciò accadrà ancora: i risparmiatori perdono quantità enormi di soldi e la ricchezza (o il risparmio) si trasferisce dai risparmiatori ai professionisti della finanza, attraverso costosi meccanismi non produttivi d’alcuna ricchezza reale.
I prezzi delle azioni erano arrivati ad essere altissimi, come accade periodicamente, al di fuori di ogni ragionevole parametro. Non potevano che crollare, com’è avvenuto periodicamente.
La novità è che nella speculazione finanziaria sono stati inseriti gli immobili, i fondi ed i “derivati”, contratti complicati con formule e ipotesi spesso incomprensibili anche agli addetti ai lavori. Tutto ciò porta a due principali effetti sull’economia reale.
Il risparmiatore spende meno in quanto ha perso i suoi risparmi e l’industria patisce problemi di credito per le inevitabili ristrutturazioni d’attività bancarie, inaridite dal crollo di tali occupazioni
.
Il tutto aggrava la capacità di creare ricchezza reale del sistema Italia (ma anche la vecchia Europa non sta facendo molto meglio).
Il vero problema è, infatti, che l’economia italiana non ha futuro se non trova una sua strada per lo sviluppo e la capacità di competere. Il nuovo Governo conosce bene quali sono le decisioni da prendere.
Auguriamoci tutti che le tante corporazioni, che vivono di privilegi a danno della maggioranza di quanti lavorano seriamente producendo ricchezza e servizi reali per tutti non riescano a bloccarlo.
In realtà, non serve solamente una larga maggioranza parlamentare ma, anche la capacità di spiegare pazientemente ai Cittadini, con l’aiuto di media "imparziali", le motivazioni d’alcune decisioni volte a loro vantaggio e le motivazioni di certe critiche, mosse per interessi di parte.
Ormai tutti affermano che l’Italia è in crisi di produttività e di capacità competitiva.
Nel caso in cui non si procederà rapidamente il potere d’acquisto non potrà che regredire, facendo apparire  lo spettro della disoccupazione. Parlo di disoccupazione vera, che non abbiamo da venti anni e non di quella finta, dovuta al lavoro nero o alla ricerca di un’occupazione su misura.
Non siamo in grado di proporre e vendere sul mercato estero prodotti invoglianti per procurarci la valuta (la bilancia dei pagamenti continua ad essere negativa) e per acquistare i beni che noi non abbiamo, energie in primis.
Per risolvere entrambe le situazioni cosa serve ?
Nulla di nuovo, sono anni che lo ripetiamo e sembra che ora, finalmente, siano in molti a rendersene conto. Occorre ricordare sempre che lo sviluppo economico della nazione si basa sulla qualità e sulla produttività del sistema industriale (agricoltura, turismo, servizi reali) per il loro potenziamento e funzionamento.
Il Governo non deve intraprendere una politica d’indirizzo industriale o di contribuzione a singoli settori ma, creare condizioni affinchè qualsiasi area imprenditoriale possa esprimersi al massimo in un mercato trasparente, che premia chi offre il meglio al cliente-consumatore.
Ciò senza intralci burocratici ma, nel rispetto di norme essenziali, con controlli a posteriori e relative pene se non si sono rispettate regole semplici, chiare ed applicabili.
 

Il Governo, quindi, dovrebbe provvedere a:

  • organizzare uno Stato meno invasivo – bloccante, con conseguente minore pressione fiscale
    e maggiore produttività del sistema;
  • applicare un ferreo principio di sussidiarietà e funzionamento dei mercati, della concorrenza,
    anche abolendo gli albi;
  • permettere un maggiore reddito netto per lavoro dipendente  grazie a meno tasse e 
    contributi, con privatizzazioni e mercato nella previdenza (vale a dire che la pensione è un 
    reddito differito mutualistico, gestito attraverso fondi pensione privati controllatissimi e in 
    concorrenza) e nella sanità (senza gestione da parte dello stato degli ospedali garantendo, 
    altresì, una bella polizza onnicomprensiva ad ogni cittadino);
  • incrementare le ore annuali lavorative anche nella Pubblica Amministrazione (40 h 
    settimanali e 4-5 settimane di ferie). La Germania ha agito in tal senso, la Francia ha fatto
    retromarcia sulle 35 ore ed il resto del mondo ne lavora 50 o 60;
  • aumentare l’autonomia e diminuire i costi per le energie avvalendoci anche del nuovo
    nucleare;
  • modernizzare le infrastrutture per dare produttività alla logistica (strade, porti, ferrovie,
    aeroporti, con ampie privatizzazioni  e relativi controlli  con periodiche aste competitive per 
    assegnare periodicamente  i monopoli naturali). L’industria e l’occupazione, anche turistica e
    agricola, possono espandersi solo laddove la logistica è efficiente, qualitativa ed economica;
  • legiferare per una giustizia rapida, imparziale e certa;
  • concedere flessibilità ai rapporti di lavoro, con adeguati ammortizzatori sociali uguali per tutti.
    Auspicava un autorevole economista vicino alla sinistra: "..la Danimarca c'è arrivata eliminando qualunque ostacolo ai licenziamenti, soprattutto togliendo di mezzo i giudici e il diritto di chi è licenziato di appellarsi ad un tribunale. Così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un'assunzione non è un dramma, assumono” ma, poi chi se lo è più ricordato.
  • intervenire, al pari delle altre nazioni, per il supporto alla Ricerca e allo Sviluppo;
  • creare lo sportello unico per l’impresa e per il cittadino;
  • fornire indicazioni per indirizzare verso una formazione professionale adeguata allo sviluppo
    economico, supportando l’orientamento all’occupazione ed alle attitudini;
  • definire accordi bilaterali per la globalizzazione dei mercati e sulle parità dell’€uro con le
    varie valute, eliminando le invasioni barbariche dell’allargamento senza regole;
  • controllare meglio, con più trasparenza ed informazione, i mercati finanziari del risparmio;
  • ritornare ad una sana educazione del rispetto per le autorità, gli insegnanti, la famiglia e le
    istituzioni;
  • Nel caso in cui non saranno prese ed attuate queste risoluzioni, il declino sarà prossimo.

           Adriano Teso 

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