L'unico modo per far sentire i liberisti è metterli assieme nel Popolo della Libertà - A.Teso


Libero - 13-03-08

Caro Direttore, analisi perfetta quella di Oscar Giannino sul liberalismo e i liberisti italiani "Io sono più liberista di te... e continuiamo a farci del male..." - su Libero dell'8 marzo. È vero che le buone soluzioni non possono che derivare da buone analisi e questa è un ottimo punto di partenza . Ha indicato qualche nome, ma potremmo allungare la lista a molti altri: parlamentari, ex parlamentari, ex ministri, parlamentari non ricandidati, proprio perché incapaci di lavorare in gruppo. Ma quale è la soluzione? Che i liberali la smettano di parlare (normalmente male) degli altri liberali invece che del populismo distruttivo della sinistra. Sembra che facciano una gara ai distinguo. Un'infinità di think-tank e migliaia di blog senza alcun raccordo fra loro e nei quali si parlano addosso. E che inizino a ritrovarsi, anche fisicamente (la politica è fatta ancora oggi di presenza fisica, di lavoro porta a porta, di raduni, di raccolta di fondi e non solo di una colta presenza sul web).

Ne vedo pochi ai raduni di provincia, con tanta brava gente che chiede solo di sapere ed aiutare. La politica e il governo si fanno prima di tutto con i voti, non con studi che spesso sembrano più diretti a soddisfare ambizioni "professorali" che diretti a scrivere ed applicare leggi chiare, semplici, efficaci. Cose che il "poco liberista" Tremonti fa, e fa con efficacia (e protezionismo che gli viene continuamente rimproverato, non è altro che una globalizzazione fatta da patti bilaterali liberali e non da invasioni barbariche destabilizzanti. Bravo Giulio!). Berlusconi e Fini e chi sta con loro, queste cose le fanno, ogni giorno.

Ma i liberali da salotto lo sanno che l'unico organo costituzionale per accedere al Parlamento e poter produrre leggi è un partito, fatto da persone reali e non da profili teorici? Ed allora cosa aspettano a lavorare costruttivamente con loro? Ad esempio Fini ha messo in piedi la fondazione Fare Futuro, che ha una bella squadra di giovani professionisti e imprenditori, con i quali si lavora bene, che scrivono soluzioni improntate a pratiche soluzioni liberali e che presto saranno leggi dello stato, alla faccia di tutti i think-tank che non si vogliono schierare con un partito. Perché i liberisti non si iscrivono e non partecipano a questa fondazione o ad altri organismi schierati. Le leggi si fanno se si lavora con un partito. Che piaccia o meno, Berlusconi e Fini hanno bruciato le tappe e messo insieme un partito di ispirazione laico-liberale , con grande rispetto dei valori del cattolicesimo, genitore di tutti noi.

Un partito di oltre il 40% di voti che, guarda caso, corrisponde al desiderio, da anni maggioritario, di politica del 40% degli italiani, che non avevano mai trovato una adeguata rappresentanza a causa anche delle frammentazioni analizzate da Giannino. Ora che la casa c'è, sta a noi liberisti riempirla il più possibile di proposte da condividere. Gli italiani e l'economia lo esigono. Ma occorre essere "di parte", schierarsi nel Popolo della Libertà. Il liberismo di Berlusconi e la lunga tradizione di presenza sul territorio di Fini meritano fiducia. E non solo da chi fa industria ed economia , ma anche e soprattutto da quel popolo sindacalizzato, operaio, lavoratore che sarà il primo a trarre importanti vantaggi dalla politica sociale del PdL.

       Adriano Teso 


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