FISCO


Quando si invoca il valore della libertà e della responsabilità individuale come chiave per il benessere generale, si deve immaginare uno Stato il cui unico ruolo sia quello di servire l'uomo che vive ed agisce all’interno di poche e chiare regole di convivenza comune.
Le libere azioni giornaliere della moltitudine di persone, tese a cercare un miglioramento della propria condizione economica e sociale, creeranno il presupposto per la conquista stessa del benessere collettivo.
Lo Stato, invenzione del cittadino a servizio delle proprie aspirazioni, dovrebbe, quindi, limitarsi a fissare le regole, promuoverne l’utilizzo da parte dei cittadini e controllare che esse siano osservate.

 Sempre nell’interesse della comunità avrebbe, inoltre, l'obbligo di sollevare il cittadino da quei compiti che egli non può individualmente ed efficientemente espletare.
Lo Stato deve intervenire per
sussidiarietà.
Uno Stato sussidiario deve, quindi, costare poco alla comunità, in modo che ciascuno decida autonomamente come disporre delle proprie risorse nella maniera più efficiente.
Le macchine dello Stato e della Pubblica Amministrazione sfuggono, invece, al controllo del cittadino se non, di tanto in tanto, tramite il voto democraticamente espresso.
Sarebbe opportuno che la Costituzione contemplasse un limite alla pressione fiscale, definendo la misura in cui un individuo deve contribuire, col proprio reddito, al funzionamento della macchina statale ed alla solidarietà  pubblica.
I compiti essenziali di uno Stato sono la Giustizia (l’osservanza delle norme con larghe fasce di Conciliazioni e Arbitrati privati), La Difesa, La Sicurezza Pubblica, i rapporti con gli Stati Esteri, la funzione di controllo sulla Sanità, sulla Previdenza Sociale, sul mantenimento - sfruttamento del patrimonio artistico, la Pianificazione del territorio e delle infrastrutture (tutte materie in cui lo Stato non dovrebbe cimentarsi a livello operativo-gestionale), oltre alla fiscalità per un’equa Solidarietà, a favore delle fasce più deboli della popolazione. Ciò attraverso l’emanazione delle leggi (le regole).
Oggi la pressione fiscale è fra le prime del mondo occidentale
. Una tappa di riduzione raggiungibile può essere fissata al 35% di pressione fiscale sul PIL, portando le imposte solamente a tre (con risparmio medio per ogni  famiglia di circa 5.000 euro all'anno):

una sul reddito da lavoro (non solo per "dipendenti", ma anche per professionisti, artigiani, lavoratori indipendenti) con un’aliquota massima di circa il 30% ed una larga fascia di redditi minimi esenti;
una sui consumi con un’aliquota pari a quella attualmente in vigore del 20%;
una sui redditi d’impresa e finanziari anch’essa con un’aliquota massima del 30% senza doppie tassazioni per il reddito di impresa e relative plusvalenze , derivanti da una medesima attività aziendale.

Imposte di registro, bolli, tasse di circolazione, ICI, imposte di consumo, ecc. dovrebbero essere eliminate, mentre alcune sovrattasse (ad esempio carburanti, alcolici e tabacco) dovrebbero avere la finalità specifica di migliorare la situazione sociale per la quale sono state create. 
Alcuni servizi della Pubblica Amministrazione, se veramente necessari o susidiari, dovrebbero essere pagati, al costo, da chi ne fruisce.
Tutto ciò basterebbe al mantenimento di uno Stato efficiente e sussidiario, scoraggerebbe l’evasione fiscale per effetto delle basse aliquote, del numero di fasce esenti e della riduzione della quantità d’imposte, permettendo controlli inferiori e rendendo quest’attività meno costosa e più efficace.
Tale metodo permetterebbe, anche, di recuperare una parte di risorse umane ed
economiche dedicate, oggi, alla fiscalità, impiegandole in attività produttive di beni e servizi a favore del Cittadino.
Un recente studio della Roland Berger ha calcolato che solamente una riforma a favore delle liberalizzazioni e della concorrenza vale 2.000 euro a famiglia.
Mezzo essenziale per ridurre la pressione fiscale, oltre alla drastica diminuzione delle competenze dello Stato e della Pubblica Amministrazione, é avvicinare il più possibile al cittadino la macchina del prelievo fiscale e dei relativi controlli.
Un tal effettivo federalismo tributario renderebbe più diretto il rapporto tra le persone e chi le tassa, ponendole anche nella condizione migliore per comprendere la tassazione che è applicata e monitorarne l'impiego.


Sarebbe quindi auspicabile un'unico sistema di tassazione regionale, in cui le Regioni si fanno carico del trasferimento di una parte dei proventi fiscali a favore dello Stato centrale e, non viceversa, come oggi avviene.

Luglio 2010


BIBLIOGRAFIA

Crisi ed Evasione fiscale: i numeri di Roma descrivono una realtà marcia - F.Ferrano - Italiapost -5- 02-14

Parlamentari, boss e prelati nell'archivio segreto del fiscalista - F.Sarzanini - Corriere della Sera - 7-01-14
Governo contromano: ci tassa pure la patente - A.Castro - Libero - 17-12-12
La legge non può avere effetto sul passato - Il Sole24 Ore - 25-11-13
La tassa <nascosta> sulla casa - giornalettismo.com - 5-10-13
Viveva da nababbo, ma nullatente per il fisco Arrestato imprenditore: evasione da 93 milioni-Corriere della Sera-3-10-13
Un sorso di birra su tre al fisco - change.org - 3-10-13
"LIBERARE L'ITALIA" Su Reteconomy: il mercato del lavoro - IBL - 14-09-13
Gli effetti fiscali del Governo Letta - D.Menegon - IBL - 11-09-13
Service tax - Governo, misure del 28 Agosto 2013 - Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici - 28-08-13

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