Il Federalismo col freno tirato


Giancarlo Pagliarini - L'Opinione - Edizione del 19-05-07

Sul cosiddetto “federalismo fiscale” finora c’è stata quasi una consegna del silenzio su tutti i quotidiani, con l’unica eccezione di Roberto Turno che dalle colonne del Sole-24 Ore ci ha saputo spiegare le cose importantissime che stanno succedendo a Roma proprio in questi giorni. Ecco, in sei punti, la storia di questa legge fino ad oggi. Naturalmente in estrema sintesi:

1.Novembre 2001. Il Parlamento ha approvato la riforma del titolo V della Costituzione col nuovo articolo 119 che prevede: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa…..hanno risorse autonome….Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio”. Benissimo!

2.Dicembre 2002: La legge finanziaria fa nascere l’Alta Commissione di studio per il federalismo fiscale. Devo confessare che la mia reazione era stata questa: “Per me è un imbroglio. Vedrete che non succederà niente.” Purtroppo avevo visto giusto.

3.Fino al 2006 si sono persi anni preziosi con la sciagurata riforma della “devolution” nella quale non si parlava né di soldi né di tasse. Veniva tutto rinviato a tempi migliori e l’ultimo articolo di quella legge, il numero 57, intitolato “Federalismo fiscale e finanza statale” prevedeva che “Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, le leggi dello Stato assicurano l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione….”


4.Finalmente nel Dicembre 2006 il gruppo di lavoro del prof Giarda preparava un documento di grandi principi che il ministero dell’Economia faceva proprio e distribuiva. Quello è stato un interessante “compito per le vacanze di Natale”: si ricominciava a discutere, ragionare e proporre.

5.Da allora il ministero dell’economia ha cominciato a discutere con le Regioni e con gli enti locali la bozza di una legge delega che in questo momento è composta da 20 Articoli. Solo per la cronaca voglio ricordare che nella prima bozza di questa legge la parola “perequazione” veniva ripetuta la bellezza di 35 volte. Perequare significa “rendere uguale una cosa tra più persone”. Tutti uguali, allineati e coperti, alla faccia del federalismo, della competizione, della concorrenza anche in politica e delle libertà economiche.

6.Il dibattito nella conferenza delle Regioni è stato particolarmente interessante ed acceso. Ricordo per esempio che il 27 Marzo il presidente del Molise, Michele Iorio dichiarava che “si è voluto ricominciare da capo, partendo decisamente con il piede sbagliato. E' d'altronde un dato inconfutabile che la bozza presentata dall'esecutivo Prodi ha fatto irritare pesantemente tutte le Regioni del sud che hanno ribadito una decisa contrarietà a scelte che non tengano nel giusto conto, in un contesto di federalismo solidale, le peculiarità territoriali, demografiche ed economiche di ciascuna regione del mezzogiorno d'Italia”. Alla riunione del 3 di Maggio Marco Di Lello, assessore della Regione Campania al Turismo, dichiarava addirittura che “Lo Stato deve essere federale e solidale; il federalismo è dello Stato. E lo Stato che deve prelevare per ripartire nei territori”. E il 16 Maggio Isaia Sales, consulente economico del presidente della Campania Antonio Bassolino, proponeva di finanziare integralmente le funzioni attribuite alle Regioni indipendentemente delle tasse che venivano pagate e che non era accettabile il principio che le Regioni piu' ricche cedano una parte del loro reddito alle altre, perché a suo giudizio non esiste un reddito delle Regioni: “Le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale ed è lo Stato che si occupa di perequare tra le regioni più ricche e quelle meno”.

Questo dunque è lo scenario. I problemi sul tappeto sono veramente tanti. Per esempio la precisa identificazione dei compiti dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, oppure la sostituzione del finanziamento dei costi storici con i costi standard. Ma il punto di gran lunga più importante a mio giudizio è questo: 1) le tasse sono tutte dello Stato, lo Stato le incassa e poi 1a) spende direttamente, e 1b) redistribuisce e finanzia gli enti locali ma 1c) è assolutamente irrilevante dove le tasse sono pagate. Oppure 2) le tasse sono del territorio, delle Regioni, che 2a) spendono direttamente, anche trasferendo ai Comuni del loro territorio, che 2b) comprano dei servizi dallo Stato, e per questi servizi pagano lo Stato dandogli dei quattrini, e che 3c) aiutano le Regioni meno fortunate trasferendogli delle risorse finanziarie. Cosa che, a mio giudizio, è giusto, doveroso, ma naturalmente solo in assenza di significativa evasione fiscale e contributiva da parte di coloro che chiedono aiuto e solidarietà. Voi cosa ne pensate? Purtroppo la bozza del ministero in discussione in questi giorni è tutta costruita sul primo punto: conservativa e fortemente centralista.

Le Regioni apparentemente hanno trovato un punto di accordo che la prossima settimana discuteranno col ministero dell’economia. Galan (Veneto) , a differenza del silenzioso Formigoni e forse grazie alle pressione dei due consiglieri Regionali di Progetto Nordest, ha dichiarato che “è triste e penoso ciò che è accaduto a Roma”. Però il suo assessore al bilancio invece di protestare ha parlato di un compromesso responsabile e solidale. Molto concreto, come al solito, l'assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Romano Colozzi, che ha dichiarato “per una prima valutazione aspetto di vedere il lavoro di mercoledì per la stesura materiale del testo legislativo, perche' quando si mette tutto nero su bianco i problemi vengono a galla.” Anch’io sono convinto che la settimana ventura ci saranno tensioni. E’ molto difficile cambiare certe pessime prassi ed abitudini.


Stampa questa pagina