LAVORO


Il governo deve perseguire l’obiettivo affinché ogni cittadino italiano abbia la possibilità di ottenere un posto di lavoro legale, per mantenere se stesso ed i propri figli fino all’età scolastica e potersi permettere una dignitosa rendita da pensione quando non sarà più in grado di lavorare, oppure avrà accumulato un capitale pensionistico sufficiente per non pesare sulla collettività.

Ormai dal Settembre 2008 l'Italia non ha una piena occupazione. Abbiamo importato milioni di stranieri, offrendo loro incarichi in tutte le regioni. Ma con la crisi, il numero di disoccupati è in continuo aumento. E non sono più persone che non cercano un qualsiasi impiego legale per mantenersi, ma ambiscono ad un lavoro desiderato, in grado di appagare le proprie ambizioni personali. Sono persone che non trovano più un qualsiasi lavoro.

  
La competizione mondiale sta dimostrando che la produzione del nostro Paese (ma anche quelle di Francia e Germania) non sono competitive e ciò porta a non avere lavoro sufficiente per tutti. E tutto questo non accade perché le imprese non hanno produttività orarie o qualità di prodotti sufficienti, ma perché su loro grava la improduttività del sistema Italia. 

E a queste cose non possono che porre rimedio gli italiani tutti, acquisendo una miglior cultura economica, produttiva ed etica, e la politica, cui spetta mettere mano a profonde riforme strutturali (vedi I 20 interventi strutturali per lo sviluppo dell’Economia-12-2009 ) e a nulla servono occupazioni di aziende in chiusura, scioperi e quant'altro.
 
Ma ricordiamo che un rapporto di lavoro non può essere costruttivo o produttivo in forza d’obblighi di legge ma, è basato sulla collaborazione.
Ogni giorno il "mercato" (in pratica ognuno di noi quando diventa cliente) giudica e vota i risultati di questa partecipazione, acquistandone o no prodotti e servizi.
L’imprenditore non può che esserne il massimo responsabile, giacché decide in che modo e con chi ottenere gli esiti vincenti.
Se questi non premiasse la collaborazione di chi aiuta l’azienda ad ottenere risultati positivi, sarebbe
un cattivo imprenditore e diventerebbe la prima vittima di un tale miope comportamento.
Un buon industriale deve provvedere a sostituire quanti non sono all’altezza del compito ed a dimensionare gli organici alle evoluzioni del mercato e delle tecnologie.

La cessazione di un rapporto di lavoro non deve trasformarsi in un dramma, ma semplicemente, nella ricerca di una professione più adatta alle proprie capacità ed attitudini, con la tranquillità fornita da adeguati ammortizzatori sociali.


Dicembre 2009


BIBLIOGRAFIA
Quei nostri giovani poco adatti al lavoro - L.Offreddu - Corriere della Sera - 14-01-14
Serrande e libertà - M.Gramellini - La Stampa - 11-12-13
I lavori (a caro prezzo) trovati dallo Stato - S.Rizzo - Corriere della Sera - 23-11-13
"LIBERARE L'ITALIA" Su Reteconomy: il mercato del lavoro - IBL - 14-09-13
Dove si lavora di più? Sorpresa: in Messico, Cile, Estonia.. top ten dei paesi stakanovisti-A.Magnani Il Sole24 Ore-22-07-13
Tanti mini-salari, pochi ingegneri e disuguaglianze. Ecco le ombre del modello tedesco-A.Merli-Il Sole24 Ore-7-07-13
Disoccupazione in Italia sale al 12,2%, record dal 1977. Eurozona: 67.000 persone senza lavoro...-Il Sole24 Ore-1-07-13
Il falso problema della disoccupazione giovanile in Europa - D.Gros - Il Sole24 Ore - 18-06-13
Come ci si inventa un lavoro, se manca l'occupazione - A.Ballone - l’Inchiesta - 17-06-13
Ragazzi: il lavoro è mobile - F.Gugliotta - design.repubblica.it - 17-06-13

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