Lettera aperta al Presidente Berlusconi - 2005


On. Presidente del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,

ancora una volta ho dovuto rilevare che presso il tribunale di Milano, per un'azienda di medie dimensioni vi è la sostanziale impossibilità di procedere ad un licenziamento individuale, pur in presenza di fatti gravi e procedura di contestazione sostanzialmente regolare.

La sceneggiatura è sempre la stessa: il giudice convoca e "suggerisce" di conciliare. L'avvocato "suggerisce" di seguire il "suggerimento" del giudice, pena un provvedimento ben più costoso.

E quando non si accetta il suggerimento, l'azienda ha quasi sempre torto, con motivazioni, a parere di molti, cavillose e pretestuose. Ed i ricorsi successivi sono estenuanti, interminabili, costosi.

L'Italia è l'unico Paese avanzato al mondo dove, nella sostanza, non esiste il licenziamento individuale.

Credo che basti uno sguardo alle statistiche di tale settore della Giustizia per rendersi conto delle quasi esclusive transazioni, delle inevitabili differenze fra numero di licenziamenti in confronto a Paesi come la Francia e la Germania, senza contare sul fatto che le imprese, ormai depresse dalla situazione, non osano nemmeno più rivolgersi ad un tribunale. Oltre al fenomeno dei "professionisti" del farsi licenziare.

Credo che in questa sede sia il caso di ricordare solo sommariamente gli effetti deleteri che una simile situazione provoca: perdita di etica e responsabilità nei rapporti di lavoro e spazio ad ingestibilità e prepotenze per una corretta attività delle aziende.

Confido su un intervento del suo Governo.

Con i migliori saluti,

                                                                  Adriano Teso 



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