Politica Econonomica e Professori - A.Teso - 1-1-09


Non raramente, io industriale trovo varie volte inutilmente complesse o addirittura dannose le uscite
di certi Professori e Politici che vogliono indicare all’industria la strada da percorrere per creare sviluppo
ed occupazione. Certi di loro, ne sono certo, non hanno idea nemmeno di qual è la complessità della gestione di salumeria e ancormeno saprebbero farla funzionare.  

Desidero precisare subito che non voglio togliere a Professori e Politici quelle che sono le loro competenze, ma nemmeno che venga continuamente sottovalutato l’apporto progettuale di chi
industria la fa tutti i giorni.

Ognuno di noi dovrebbe sapere bene quali sono le esperienze ed i ruoli di tre categorie così importanti per lo sviluppo di una nazione. Scusate le semplificazioni, ma giusto per capirci, i Professori  dovrebbero studiare, fare ricerche ed insegnare. Gli Industriali dovrebbero studiare quanto insegnano i Professori ed associare le loro teorie alle conoscenze tecnico-operative che solo la fabbrica e la concorrenza sanno dare, il tutto per produrre ricchezza reale. I Politici dovrebbero studiare quanto dicono i Professori e quanto producono e dicono gli Industriali, per fare leggi di tipo generale che agevolino lo sviluppo dell’economia, della concorrenza e della competitività nazionale. Vorrei ricordare che la quasi totalità delle leggi ha fondamenti ed obiettivi economici e che la socialità si può fare solamente se c’è una buona economia.

Cosa accade invece? Scusate se generalizzo, importanti eccezioni ci sono, ma non a sufficienza per cambiare il corso della politica economica. Gli Industriali non vengono normalmente presi in considerazione perché troppo interessati al loro particolare e comunque "ignoranti" di teoria e di politica. I Professori spesso pontificano credendosi depositari d’ogni sapere e quindi evitano di confrontarsi con chi opera ogni giorno. Sarebbe come se i progettisti di una Formula 1 pretendessero di vincere senza parlare e confrontarsi col pilota. E di Politici, che hanno scarse cognizioni di economia reale, venendo molti di essi dalla magistratura, dall’ avvocatura e dall’insegnamento, professioni di alta specializzazione, ma poco conoscitrici dell’economia reale, si inventano soluzioni originali che devono soprattutto accontentare i loro più vicini sostenitori.

Il tutto condito, per le tre categorie, da una domanda che è sempre doveroso farsi in politica: ma cosa c’è dietro? Basterebbe un pò più di consapevolezza delle proprie ignoranze e spirito di collaborazione reale per il bene comune. Solo mettendo insieme queste semplici cose, ricordandoci i nostri umani limiti, possiamo pensare di aiutare lo sviluppo. 

Gramsci amava ricordare: " Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni. Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita
in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano ”.


     Adriano Teso 



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