POLITICHE EUROPEE
Riteniamo che il Cittadino sia il vero sovrano e quindi il detentore del potere politico. Secondo il principio della sussidiarietà, sancito in vari trattati l’Italia e, quindi, l’Europa non possono che essere federali, con accordi e deleghe dalle singole macroregioni senza sovranità di enti superiori.
La sovranità europea spetta alle macroregioni che direttamente, o tramite la nostra nazione federale, codecidono secondo accordi condivisi e senza imposizioni. L’Europa, come lo stato nazionale, può avere deleghe, ma condizionate e revocabili.
Punti fondamentali di una politica Europea sono:
- Interessi nazionali: l'Unione deve trovare il giusto equilibrio tra il perseguimento dei propri interessi
da parte dei singoli Stati nazionali ed il perseguimento di un interesse comune, vantaggioso per masse
critiche migliori.
Punti fondamentali di una politica Europea sono:
- Interessi nazionali: l'Unione deve trovare il giusto equilibrio tra il perseguimento dei propri interessi
da parte dei singoli Stati nazionali ed il perseguimento di un interesse comune, vantaggioso per masse
critiche migliori.
![]() | - Federalismo: il livello federale deve avere poche competenze, delegate e revocabili, essenziali, ma esclusive (difesa, politica estera, moneta, ricerca ed attività spaziali,politiche bilaterali di scambi commerciali). Questo vuol dire che in merito a queste temi gli Stati nazionali delegano l'Unione Europea ad operare secondo preaccordi strategici e sospende la legiferazione su tutte le altre materie. Per argomenti come immigrazione, sicurezza ecc. si possono avere delle procedure/ strutture di collaborazione sovranazionali, ma la competenza continua ad essere nazionale o regionale. |
vengono trattate a livello nazionale, regionale, comunale.
- Europa a più velocità: già oggi ci sono paesi dell'Unione che non hanno ancora adottato
l'Euro, ci sono paesi che non hanno aderito al trattato di Schengen ed addirittura paesi che
non sono nell'Unione, ma che fanno parte dell'area Schengen. L'Europa può diventare un sistema
a più velocità, nel quale ciascun paese sceglie liberamente quali norme adottare, salvo le pochissime
materie delegate all’ Unione stessa. Per i paesi che non accettassero di assegnare le deleghe che la
maggioranza delle nazioni vuol dare, in quelle materie si potrebbe parlare di "partnership privilegiata".
A livello di politiche comunitarie:
Politica Agraria Comunitaria: oggi assorbe circa la metà del budget dell’Unione Europea, ma va eliminata. Tanto per fare un esempio, non possiamo accettare che i produttori italiani di latte vengano multati perché ne producono troppo, mentre quelli tedeschi lo buttano via per manternerne alto il prezzo. Vanno aboliti i dazi sull’importazione di prodotti alimentari dal terzo mondo. Liberalizzare i mercati dei servizi. Il protezionismo che ancora c’è in questo settore va tutto a danno dei consumatori. Banche, assicurazioni ed altri fornitori di servizi dovrebbero essere liberi di offrire i loro prodotti su tutto il territorio comunitario. La competenza, però, dovrebbe spettare ai singoli Stati nazionali.
Tasse: l’Europa dovrebbe smettere di auspicare “l’armonizzazione fiscale”, ossia chiedere ai paesi che tassano meno di aumentare le imposte per fermare la fuga di capitali dai paesi più ricchi e, spingere
sul concetto di “competizione fiscale”. Gli Stati, o meglio le macroregioni, dovrebbero fare a gara per dimostrare di saper utilizzare bene le imposte e di saper fornire buoni servizi a cittadini ed imprese pur tassando poco, mettendosi, quindi, in competizione per attirare le aziende.
Politiche redistributive: è positivo che l’Europa non abbia il potere di imporre delle tasse e siamo contrari a che lo l’abbia. L’Unione deve, inoltre, rinunciare ad attuare politiche di redistribuzione dei redditi tra i diversi Stati. Siamo contrari, anche, ad un debito pubblico europeo che funga da “collante” tra gli Stati: non sono certamente i debiti a tenere unite le famiglie e, non si capisce perchè dovrebbe essere diverso per le unioni di Stati.
Maggio 2008
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